«Sono stato all’ESMA. Le voglio parlare», disse abbordandomi in metropolitana. Piccolo di statura, un gran naso e dei baffi, sui 45 anni. Con i pantaloni blu, camicia a righe a maniche corte e una valigetta da due soldi, somigliava a uno dei tanti sopravvissuti del più famoso campo di concentramento clandestino della dittatura militare che per guadagnarsi la vita corrono da una parte all’altra senza mai liberarsi da quel brutto sogno. Lo scambiai per uno di loro e gli risposi con una frase comprensiva per quello che aveva sofferto.
“No. Ha capito male. lo”, chiarì, “sono compagno di Rolon.”
Dunque non era vittima ma carnefice.
Il capitano di fregata Juan Carlos Rolon era uno degli ufficiali dei Servizi informativi della Scuola di meccanica della Marina militare che, nel 1994, insieme al suo camerata Antonio Pernias scatenò una delle più gravi crisi politiche degli ultimi anni. Il presidente Carlos Menem aveva deciso di promuoverli capitani di vascello, ma il giorno in cui il Senato avrebbe dovuto, come previsto dalla Costituzione argentina, autorizzare la nomina, divulgai i loro precedenti sul giornale Pagina/12 di Buenos Aires, dove collaboro come editorialista politico. Li tenevo sotto osservazione da diciotto anni, da quando, alla fine del 1976, avevo cominciato a scrivere sulla guerra sporca in Argentina.
Così inizia una delle interviste più importanti per la storia dell’Argentina contemporanea e per il mondo intero. Adolfo Scilingo, capitano di corvetta, ex membro dell’apparato repressivo che ha detenuto il potere in Argentina dal 1976 al 1983, confessa pubblicamente e per la prima volta al giornalista Horacio Verbitsky che alcuni desaparecidos venivano gettati in mare da un aereo dopo essere stati narcotizzati.
Fino al 1995, anno in cui Il volo (Fandango Tascabili) è stato pubblicato in Argentina, solo le vittime della repressione avevano denunciato quest’orribile modalità di eliminazione dei detenuti politici. Punto di svolta nella conoscenza e nell’analisi della storia recente del paese, Il volo ha rappresentato anche uno strumento probatorio fondamentale nel corso del processo condotto dal giudice spagnolo Baltasar Garzòn contro lo stesso intervistato.
Nell’aprile del 2005 Scilingo è stato condannato a 640 anni di carcere da un tribunale spagnolo.
Obelix

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